
La prima cosa che si pensa leggendo Il Colombo divergente è quanto impegno abbia richiesto all'utore - dal punto di vista della ricerca storica - scrivere questo libro. Ci si immerge, infatti, fin dalle prime pagine, nella Storia (scritta volutamente con la maiuscola), nelle vicende che abbiamo studiato a scuola, e accanto ad essa la storia minore, quella di un uomo - Colombo - animato dal fuoco della scoperta, dall'amore per il viaggio, e da una notevole ambizione. Un uomo - appunto - con le sue debolezze, i suoi difetti, le meschinità. Non un personaggio leggendario, nè un eroe. Solo un figlio del suo tempo dotato di intelligenza, lungimiranza e coraggio.
Ma non dimentichiamoci che si tratta di un romanzo ucronico (dello stile ucronico ho già parlato
qui ) che racconta la storia delle possibilità mancate e dei se. Cosa sarebbe accaduto se Colombo e i suoi avessero incontrato un re azteco che gli rendesse pan per focaccia? Che non avesse assecondato le loro mire colonizzatrici ma - addirittura - avesse avuto velleità di conquista maggiori e più belligeranti degli spagnoli? Mi fermo qui per non anticipare nient'altro.
Bravo Carlo e decisamente interessanti le soluzioni che si immagina per dare alla storia direzioni molto originali e, forse, verosimili.